Senza glutine e senza lattosio, per celiaci ma non solo. Intervista all’esperta

Prodotti senza glutine e senza lattosio tra gusto e benessere psicofisico. NewFood – non una semplice esperienza commerciale, ma una realtà nata con presupposti deontologici chiari: il rispetto della natura e il miglioramento della qualità della vita delle persone – da anni è attenta alle esigenze e ai bisogni delle persone celiache ma non solo.

Per questa ragione NewFood ha deciso di intervistare una esperta del settore, la biologa nutrizionista, Ilaria Bezzi, laureata in Scienze Biologiche presso L’Università di Roma “La Sapienza”, per poi proseguire gli studi conseguendo la Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università di Firenze. Una esperienza pluriennale, che l’ha vista svolgere due tirocini presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, occupandosi nello specifico degli ambulatori Celiachia e Epatopatie. Abilitata alla Professione di Biologo e iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi, coltiva da sempre una forte passione per l’alimentazione e per la dieta mediterranea, cercando di trasmettere l’amore per il cibo e l’importanza di un rapporto positivo con la tavola. Oggi riceve privatamente presso il suo studio in Via Priscilla a Roma.
 
Dottoressa, lei è biologa nutrizionista e vorremmo parlare di una malattia in continua crescita: la celiachia, una malattia immunomediata che affligge soggetti geneticamente predisposti, causata dall’intolleranza al glutine. Cosa può dirci al riguardo? Scegliere cosa mangiare dunque diventa importante per il proprio benessere fisico e alimentare?
“La celiachia consiste in una risposta adattativa di tipo autoimmune che si verifica in seguito a ingestione di alimenti contenenti glutine, in individui geneticamente predisposti. Si tratta di un quadro clinico che può manifestarsi a qualsiasi età e trova la causa scatenante in un’intolleranza permanente alla gliadina, una frazione proteica del glutine, contenuta in diversi cereali tra i più comuni, tra i quali grano, orzo, segale, farro e kamut, ma anche in molti alimenti confezionati o preparati. L’assunzione di questa proteina va ad alterare i villi intestinali, provocando infiammazione e malassorbimento. Scegliere cosa mangiare diventa quindi determinante in seguito a diagnosi di celiachia”.

Quali sono i vantaggi in termini alimentari, clinici e fisici per chi, celiaco, adotta una dieta senza glutine?
“La maggior parte dei pazienti celiaci quando ingerisce glutine presenta sintomi intestinali, quali diarrea, gonfiore, dolore addominale, o sintomi extraintestinali come anemia, tiroidite, dermatite erpetiforme, artralgia, osteopenia, alopecia. La malattia celiaca, al momento, ha come unica terapia una dieta con esclusione assoluta di glutine, che porta nella maggior parte dei casi a una risoluzione dei sintomi e previene le severe complicanze associate a tale diagnosi. Al momento della diagnosi i pazienti verranno indirizzati dal proprio medico nella scelta di una dieta priva di glutine ma ben bilanciata e completa, per evitare di incorrere in carenze nutrizionali.”

I vantaggi di mangiare in parte senza glutine (in maniera sana e equilibrata) esistono anche per i non celiaci. È vero che questo tipo di dieta può migliorare il profilo digestivo, riducendo i tempi di digestione?
“Al momento non vi sono chiare evidenze scientifiche in tal senso, quindi si sconsiglia di escludere particolari alimenti senza una vera e propria diagnosi o prescrizione medica. Solitamente viene prescritta un’esclusione temporanea del glutine (ma non solo) in individui che mostrano una certa sensibilità a molecole e composti contenuti in diversi alimenti e identificati con il termine FODMAP – “fermentable oligo-, di-, mono-saccharides and polyols” – ossia oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentescibili e polioli. Si tratta di una serie di carboidrati che possono dar luogo a disturbi generati dalla fermentazione intestinale. Esistono evidenze cliniche riguardanti i benefici di questo tipo di dieta sui sintomi tipici della SII (sindrome dell’intestino irritabile). La dieta low-FODMAP va seguita però solo con l’aiuto di un professionista (medico, dietista o biologo nutrizionista), in considerazione dei possibili rischi di carenze o deficit nutrizionali”.

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